AU9018

ITA A proposito di jazz, Gerlando Gatto (dec.2009)
Credo che un
progetto così strambo ma allo stesso tempo affascinante ed ambizioso
poteva venire in mente solo ad un grande pianista quale Stefano
Battaglia e ad un produttore competente ed entusiasta come Marco
Valente: trarre ispirazione dai Mikrokosmos di Bela Bartok per giungere a
forme espressive di chiara impronta jazzistica. L’album nasce
dall’esperienza di Battaglia come “insegnante” nel laboratorio di Siena
Jazz, un insegnante del tutto speciale dal momento che la sua “dottrina”
si sostanzia nell’improvvisare assieme ai suoi allievi su un certo tema
o prendendo spunto da un’idea come il caso in questione. Accanto a
Stefano Battaglia troviamo un trio torinese di belle speranze, i
“3Quietmen” vale a dire Ramon Moro tromba e flicorno, Federico
Marchesano basso, Dario Bruna batteria e percussioni. I tre propongono
un tipo di musica che ad un primo ascolto sembra agli antidoti rispetto a
quella di Battaglia: rumori elettrici, effetti stranianti, un dialogo
assolutamente paritario fra i tre producono un flusso sonoro che molto
gioca sulle dinamiche, provocando alle volte una sensazione di caos però
solo apparente. Il filo del discorso è saldamente in mano ai musicisti
che , in un dialogo senza rete, passano la palla a Stefano il quale la
prende e ci gioca a modo suo, con grande sagacia, divertendosi ad
improvvisare e dimostrando, con i fatti, come due mondi in apparenza
incomunicabili riescano viceversa ad intendersi alla perfezione: basta
essere grandi artisti.
DK Jazz Special, Cim Meyer
(aug-sep.2009)
Lige over ”hælen” i det sydøstlige Italien ligger
byen Bari i regionen Apulia. Her har man en gammel men stadig dynamisk
dialekt, der også hedder Bari. ”Auand” betyder at tage, at holde udkik
efter og være opmærksom på…
Man finder hurtigt ud af at de produkter
Auand udgiver, har en høj kunstnerisk og kompromisløs profil, hvor der
arbejdes uden glatte salgstaler. Som lederen, Marco Valente udtrykker
det på selskabets hjemmeside: ”Energy, Risk, Conviction and the
Unexpected will be the trade-mark of Auand.”
Foreløbig er det blevet
til 18 udgivelser og de kan alle anbefales, hvis man vil høre, hvor den
forreste linie i den italienske jazz er. Her skal dvæles lidt ved
AU9016, 17 og 18:
[...]
Béla Bártoks MIKROKOSMOS er inspirationen
til BARTOKOSMOS med Ramon Moro (tp / flh), Stefano Battaglia (p),
Federico Marchesano (b / el-b) og Dario Bruna (d, perc).
Konverteringen
af Bártoks minimalisme til metriske underlag for improvisation er
udfordrende. Gruppen med det besynderlige navn quietmen (det går bestemt
ikke stille af) har klogelig valgt en dynamisk og kontrastrig model:
Fra svævende akustiske og poetiske afsnit til tonstung heavy-jazz med
skrigende, elektrisk forvrænget trompet og el-bas-loops.
Headbanger-rytme og støj-ekskursioner, der gnider omkring et pedalpunkt
og enerverende loops, er en heftig lytteoplevelse. Men Battaglias
pianospil træder med mellemrum frem og skitserer den røde tråd til
Bártoks kosmos.
Dette er nok den af de tre udgivelser, der mest
radikalt indfrier Marco Valentes ambition: Energisk, chancebetonet,
overbevisende, uventet…
ITA All About Jazz Italia, Luca Pagani
(sep.2009)
E’ un originale studio più che un omaggio vero e
proprio a Béla Bartòk questo incontro tra la band torinese 3quietmen e
il pianista Stefano Battaglia. I Mikrokosmos sono 6 libri in cui il
compositore raccolse 153 piccoli brani dalla scrittura inizialmente
facile e via via più complessa, melodie raccolte, esemplificative,
ludiche, come a scoprire la semplicità del suono e della musica, che
smette di essere attività puramente intellettuale, e ritorna ad essere
gesto e gioco.
Bartòk intese ricercare quindi un nuovo metodo
pedagogico per l’apprendimento della musica che scavalcasse i manuali e i
metodi.
I musicisti affrontano il progetto ricercando nei
Mikrokosmos l’ispirazione, ritagliando alcuni frammenti e partendo da
essi per costruire, come ipotetici allievi del Maestro, sviluppi e
fraseggi nuovi, carichi di nuovi dettagli. Un compito affrontato con
sicura capacità e buona intenzione.
In realtà però i microcosmi
trattati in questo album sono molto di più che semplici ispirazioni, e
Bartokosmos risulta un album di vere e proprie rivisitazioni dei brani
originali. E’ piuttosto semplice infatti riconoscere le frasi e le note
originali ascoltando “Broken,” brano strutturato in relazione al
Mikrokosmos n. 42. Ascoltiamo qui quasi un ricalco del semplice e
orecchiabile tema bartokiano, soprattutto da parte di tromba e piano,
mentre la batteria esegue dinamiche diverse, aiutando la musica ad
uscire un pochino dallo stretto legame con lo spartito.
A volte, come
nel caso di “Bulgarian Rhythm,” lo sviluppo del Mikrokosmos risulta un
pochino ingenuo. Tutto il brano è tenuto dal dub elettrico del basso,
laddove Bartòk esprimeva una piccola canzone spensierata, il tono del
brano diventa ora intellettuale e scuro, con interventi di piano e
effetti elettronici che hanno una sola intenzione: non arrivare a nessun
sviluppo conclusivo. Un pochino (post)rock, insomma.
Ancora quasi
prettamente rock è “Dialogue,” con costante inserimento rumoristico di
effetti elettronici, mentre la batteria suona come i Melvins. Poi, nel
mezzo del brano, il piano riprende il tema, solitario.
Zappiano è
l’inizio di “Variations,” brano in cui il piano si rivela finalmente uno
strumento grande, maestoso, potente, conclusivo. Infatti Stefano
Battaglia suona nuovamente tra inquietanti rumori elettrici gran parte
delle dinamiche a propria disposizione, sgretolando la materia sonora, e
la melodia – inquietante – fluttua intorno al caos e al caso.
Stessa
intenzione realizzata in “Buzzing,” in cui il contrabbasso e il
pianoforte proseguono su strade alternate controllando il flusso
melodico e riuscendo con capacità a trasportarci sempre in direzioni
diverse, facendo vivere all’ascoltatore opposte ed intriganti emozioni.
Il jazz e la musica classica si incontrano, si scontrano. E’ in questo
momento che senza paura i musicisti esplorano nuovi territori,
camminando tra i cristalli senza paura di rompere nulla. Un brano
imponente, maestoso e semplice.
Lo sviluppo lento e sentimentale di
“Adagio” è un saliscendi melodico e dorato, una canzone vera e propria
in cui – ancora una volta – non è chiaro da dove partano e dove arrivino
le note.
Bartokosmos dimostra sia l’attualità di Bartòk che la
sensazione di quanto il compositore ungherese sia, giustamente,
considerato trendy ai giorni nostri.
ITA Giornale della
Musica, Guido Festinese (sep.2009)
Ecco un’altra eccellente prova
scaturita dal Laboratorio Permanente di Ricerca Musicale diretto da
Stefano Battaglia a Siena Jazz. Sappia, chi ha ascoltato le ultime prove
del pianista, che qui siamo ben lontani dal rigore austero, dal passo
controllato e quasi ieratico che hanno certi suoi affascinanti lavori, e
questo nonostante il disco sia evidentemente dedicato ad un personaggio
che dell’austerità fece ragione di vita e di arte, Bela Bartok. L’idea,
affinata in due anni di prove, è stata quella di riprendere e trattare
il composito universo dei Mikrokosmos, i brevi esercizi per pianoforte
scritti dal compositore ungherese per il figlio, elaborando miriadi di
spunti melodici, ritmici, armonici della musica di tradizione orale del
suo paese, investigata con piglio etnomusicologico. Battaglia e i
3Quietmen hanno selezionato 10 dei “mikrokosmos”: e se il “Quietmen
Hymn” tratto dal frammento n.48 ha un passo largo, quasi da jazz
scandinavo, altrove a dominare è una pulsante, febbrile elettricità, a
un passo da certo intelligente Art Rock che negli ultimi anni molte
ragioni comuni ha trovato con il jazz di ricerca. Non siamo distanti, in
altre parole, dal panorama anni fa tratteggiato da Rava e gli Electric
Five, o, ancor meglio, dagli E.S.T.
ITA Musica Jazz, Fabrizio
Versienti (aug.2009)
Interessante è già l’idea dell’incontro fra i
3Quietmen, autori di una musica futuribile che si nutre di contrasti ma
sa anche dare spazio al silenzio, e il pianoforte di Battaglia, qui più
che mai scintillante, ieratico, fuori del tempo; E’ una sfida reciproca
nella quale nessuno dei due poli concede nulla all’altro, eppure un
difficile dialogo s’instaura e la musica trova un suo equilibrio. Il
disturbo fonico, l’intrusione bruitista sono parte integrante
dell’estetica dei tre guastatori torinesi, che per via d’elettronica
intervengono molto sul suono dei loro strumenti.
La purezza
adamantina di quello di Battaglia finisce così per creare una preziosa
tensione di fondo, una sottile inquietudine che attraversa ogni istante,
anche i più rarefatti, del Cd. Pure il cimento scelto è singolare:
affrontare alcuni numeri di Mikrokosmos di Béla Bartòk, l’album di pezzi
per pianoforte del compositore ungherese che rappresenta una sorta di
percorso di ascesi tecnica e spirituale, facendone il punto di partenza
per creare situazioni musicali molto diverse, a volte lontane e in ogni
caso interamente ascrivibili all’interazione dei quattro musicisti.
Complimenti a tutti i protagonisti e al produttore Marco Valente, le cui
scelte si tengono sempre lontane dai sentieri più battuti.
ENG
All About Jazz, Glenn Astarita (aug.2009)
3Quietmen is a young
Italian trio that draws inspiration from composer Bela Bartok’s
Mikrokosmos, a prominent work consisting of 153 piano pieces. Fellow
countryman and revered modern jazz pianist Stefano Battaglia joins the
band for these pieces that waver between jazz and groove-based
abstractions, shaded with electronics. It’s a polytonal feast for the
ears, as the musicians execute circular mini-motifs and cunning paradigm
shifts, punchy ostinatos and brawny group-centric interplay.
Battaglia
occasionally calms the waters via airy, jazz-based phrasings and
swirling chord progressions, while offering counterpoint to trumpeter
Ramon Moro’s searing notes. The classical inferences are subliminal and
faint, and the artists occasionally skirt the free zone. On “Quietman
Hymn,” Battaglia and Moro render a supple and memorably melodic theme
atop the rhythm section’s gentle pulse and accenting tonalities. But
they venture towards the progressive-rock idiom during “Dialogue,” where
distortion-based electronics coalesce with punishing beats, all offset
by the pianist’s gingerly executed passages for the bridge. It’s a
changeable, yet continually dynamic program.
The foursome generates
some high heat on “Buzzing,” featuring Battaglia’s cascading and
harmonious voicings and the altogether perplexing storyline, marked by
tumultuous flows. Hence, the plot thickens but the musicians
collectively sustain a signature methodology that keenly bridges the gap
between a modicum of genres and stylizations. More importantly, they
aim to entertain: mission accomplished.
ITA Jazzit, Sergio
Pasquandrea (jul-aug.2009)
Prima uscita di un gruppo nato dai
laboratori d’improvvisazione che da anni Stefano Battaglia tiene presso
Siena Jazz. Una vera e propria fucina di sperimentazioni e scambi
didattici, da parte di uno dei musicisti più originali e rigorosi della
scena italiana. L’idea di base è ovviamente quella di partire da dieci
brani del “Mikrokosmos”, la celebre raccolta di miniature pianistiche di
Bartòk. I quattro musicisti scelgono spunti melodici o ritmici
bartokiani per elaborare percorsi che si adagiano spesso su ostinati
martellanti e ossessivi, nei quali la musica prende cadenze più
canonicamente jazzistiche (Broken 7, Buzzing), oppure si rifrange in
distorsioni elettriche (Bulgarian Rhythm, Dialogue), o assume un passo
quieto ed estatico (Quietman Hymn, Alateves, Adagio), fino al puro
rumorismo (Variations). Minimo comune denominatore, l’assoluta
indifferenza per le barriere stilistiche, in nome di una musica che fa
della libera ricerca la sua ragion d’essere.
ITA BlowUp,
Enrico Bettinello (jul-aug.2009)
Usciti dall’interessante fucina
del Laboratorio Permanente di Ricerca Musicale tenuto dal pianista
Stefano Battaglia, (che compare anche nel disco) a Siena jazz, i
3quietmen (tromba, basso e batteria) traggono dalle linee melodiche del
“Mikrokosmos” di Bartok gli spunti per un jazz rockeggiante e
articolato.
Lo avesse fatto qualche zorniano lo ascoltereste con
attenzione, fatelo anche se i tre si chiamano Moro, Marchesano e Bruna.
Voto 7/8
ITA RollingStone, Federico Scoppio (jul.2009)
Pare,
a tratti, un disco di una delle tante malformazioni organiche del
Chicago underground, anche perchè quà e là sembra di ascoltare Rob
Mazurek. E invece è Ramon Moro, uno dei 3quietmen, formazione stabile
che ha deciso di dedicarsi all’instabilità, ospitando il pianista non
certo simile nell’estetica come Stefano Battaglia. E invece funziona, la
mischia in aerea di rigore, che è sempre delicata; se sbagli e colpisci
l’avversario, è rigore. Tra l’altro, proprio per non farsi mancare
niente, i quattro si dedicano a rileggere dieci dei 153 MikroKosmos di
Bela Bartok. Un tono elegiaco in alcune parti, un jazzcore assai spinto
in altre, un labirinto armonico che coniuga la tecnica del pianista
all’estro di trombe, bassi e batterie su tutto. Metal, improvvisazione
e, talvolta, un minimalismo formale, sono gli spunti eccentrici di un
lavoro arguto.
ITA Il Giornale, Franco Fayenz (jun.2009)
Il
primo disco del pianista Stefano Battaglia risale al 1987, quando già
era noto come interprete bachiano tentato dal jazz; l’ultimo, il
bellissimo Re: Pasolini per Ecm, è del 2007. Adesso c’è quest’altro
album in quartetto, che si conforma al ritmo di un cd ogni due anni al
quale Battaglia pare adeguarsi con saggezza dal 2001 a oggi. Dico con
saggezza perchè Battaglia (milanese emigrato a Siena, 44 anni) è uno dei
migliori autori-esecutori italiani, colto e “di confine”. Eppure si
tiene al di fuori della pattuglia nostrana di nomi pregevoli –
pochissimi e sempre gli stessi – che stazionano stabilmente negli studi
di registrazione, nei concerti e nei festival e rischiano di farsi del
male. Qui Battaglia e il gruppo 3quietmen licenziano 10 brani ispirati a
Mikrokosmos di Bèla Bàrtok e fanno centro in pieno.
ITA
L’Isola che non c’era, Alberto Bazzurro (may.2009)
Un altro
indiscusso trio plus ci arriva da Bartokosmos (Auand), dove un trio
stabile, il torinese 3Quietmen, incontra uno dei nostri migliori
pianisti, Stefano Battaglia, in una libera rilettura di dieci dei 153
Mikrokosmos di Bela Bartok. Torna la tromba, tornano basso e batteria,
ma l’elettronica è a sua volta dietro l’angolo. La somma di tutti questi
elementi è un album che si fa preferire negli episodi più soffici,
eleganti e persino un po’ ritrosi, con tromba e piano (magari non
insieme) al centro del proscenio (i Mikrokosmos 48, 98, 63 e 41, per
esempio).